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Cessazione del rapporto: cosa fare se la convivente non lascia casa

Può accadere che, dopo la fine di un rapporto di lavoro domestico, una badante convivente non voglia lasciare l’abitazione del datore di lavoro. Si tratta di una situazione delicata, che va gestita con prudenza e correttezza.

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Quando finisce il rapporto, finisce anche la convivenza

Nel lavoro domestico la convivenza è legata al rapporto di lavoro: l’alloggio viene concesso perché esiste un servizio attivo.

Quando il rapporto termina (licenziamento o dimissioni), viene meno anche il presupposto della permanenza nell’abitazione.

Cosa deve fare correttamente il datore di lavoro

In questi casi è sempre consigliabile procedere con ordine:

✅ comunicazione scritta della cessazione
✅ invito formale a lasciare l’alloggio entro un termine ragionevole
✅ gestione prudente senza azioni improvvisate

Attenzione
Il datore di lavoro non deve mai ricorrere a soluzioni improprie (cambio serrature, interruzione utenze, forzature).
Queste azioni possono avere conseguenze anche gravi.

Se la lavoratrice non lascia la casa

Se la persona rimane nell’abitazione contro la volontà del datore, non si è più solo in ambito lavorativo.

Si entra in una questione civile di occupazione senza titolo, che deve essere gestita tramite le autorità competenti e con l’assistenza di un legale.

Consiglio di prudenza
In situazioni complesse è sempre opportuno rivolgersi a un professionista, per tutelare sia il datore di lavoro sia la lavoratrice.

Domande frequenti (FAQ)

Il datore di lavoro può obbligare la convivente ad andare via subito?

No. Anche se la convivenza termina con il rapporto di lavoro, è prudente concedere un termine ragionevole e procedere sempre con comunicazioni scritte.

La badante ha diritto a restare in casa perché non ha un’altra sistemazione?

La difficoltà personale può essere reale e umanamente delicata, ma l’alloggio è legato al rapporto di lavoro. Dopo la cessazione, la permanenza non è più automatica.

Il datore può cambiare serratura o togliere le utenze?

Assolutamente no. Queste iniziative possono avere conseguenze anche gravi. Serve sempre una gestione legale corretta.

Quando serve un avvocato?

Se la lavoratrice rifiuta di lasciare l’abitazione dopo un invito formale, è opportuno rivolgersi a un legale per avviare una procedura ordinata.

Cosa deve fare correttamente il datore di lavoro

Fac-simile (comunicazione prudente)

“Con la presente si conferma la cessazione del rapporto di lavoro domestico a far data dal ___/___/____.
Si invita pertanto la lavoratrice a rilasciare l’alloggio entro un termine ragionevole, concordando modalità e tempi nel rispetto reciproco.

In caso di difficoltà, si consiglia di rivolgersi a un patronato o a un professionista per una gestione corretta della situazione.”

Conclusione

La cessazione di un rapporto con badante convivente richiede particolare attenzione. La via corretta resta sempre quella tradizionale: atti scritti, prudenza e assistenza professionale nei casi difficili.

Domande frequenti

❓ Dopo quanti giorni si può licenziare una badante assente?
Non esiste un numero fisso valido in ogni caso. Occorre valutare durata dell’assenza e mancanza di giustificazione.
❓ Serve il preavviso in caso di assenza ingiustificata?
Se si configura una giusta causa, il licenziamento può avvenire senza preavviso.
❓ Se la badante presenta un certificato medico dopo?
In presenza di giustificazione valida, la situazione cambia e va valutata con prudenza.
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Hai un caso concreto?
Nel lavoro domestico ogni situazione può avere particolarità specifiche. Valuta sempre con attenzione prima di assumere decisioni definitive.