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Badante e Legge 104: quando spettano i permessi e chi paga?

Guida semplice per datori di lavoro domestico: cosa è vero e cosa no
Legge 104 Permessi Colf e badanti
Perché questo articolo
Nel lavoro domestico la Legge 104 crea spesso confusione: c’è chi pensa che “non valga”, chi crede che il costo sia sempre a carico del datore, e chi confonde i diritti della lavoratrice con quelli del datore di lavoro. Qui facciamo chiarezza con parole semplici.

1. La badante può chiedere i permessi Legge 104?

, la lavoratrice domestica (colf, badante o baby sitter) può avere diritto ai permessi Legge 104, ma solo se esistono i requisiti previsti dalla legge e se la richiesta è correttamente presentata.

In pratica, i casi più comuni sono:
• la lavoratrice assiste un familiare con handicap grave riconosciuto (art. 3, comma 3)
• la lavoratrice è lei stessa persona con handicap grave

2. Quanti permessi spettano?

La regola generale (nei casi in cui la 104 è riconosciuta) è:

• fino a 3 giorni al mese di permesso retribuito
(in alcune situazioni la fruizione può essere organizzata anche a ore, secondo le regole generali)

3. Chi paga i permessi 104 della badante?

Messaggio chiaro

I permessi Legge 104 non sono “ferie” né “permessi personali” a carico del datore.
Sono permessi riconosciuti dalla legge e gestiti dall’INPS.

Nella pratica, ciò che interessa al datore di lavoro domestico è questo: la lavoratrice ha diritto ad assentarsi, e la gestione economica segue le modalità previste per i permessi 104. (Se vuoi, su richiesta, possiamo verificare nel singolo caso come avviene operativamente la gestione.)

4. Il datore di lavoro “ha diritto” alla 104 come datore domestico?

Qui nasce spesso un equivoco. La Legge 104 riguarda i diritti della persona che lavora (ad esempio come dipendente in un’azienda), non “il ruolo” di datore domestico.

Tradotto:
Se il datore di lavoro ha un suo rapporto di lavoro come dipendente altrove, potrà valutare la 104 in quel contesto.
Ma non esiste un “permesso 104” collegato al fatto di essere datore di lavoro domestico.

5. Il datore può rifiutare i permessi 104?

Se la lavoratrice ha i requisiti e la fruizione è correttamente autorizzata, il datore non può impedire l’assenza. Il punto delicato è organizzare la continuità dell’assistenza (sostituzione, turni, ecc.).

6. E i contributi INPS?

Nel lavoro domestico i contributi si calcolano sulle ore effettivamente retribuite. Se il periodo di permesso risulta retribuito, le ore rientrano nel conteggio contributivo del trimestre.

Esempio:
Se nel mese vengono retribuite 3 giornate di permesso 104, quelle ore vanno considerate nel totale delle ore pagate.

7. Errori frequenti da evitare

❌ Pensare che la 104 “non esista” nel lavoro domestico
❌ Confondere i permessi 104 con ferie o permessi personali
❌ Credere che il datore possa negare l’assenza quando i requisiti sono riconosciuti
❌ Mischiare la 104 del datore (come lavoratore altrove) con il rapporto domestico

Conclusione

La Legge 104 può riguardare anche colf, badanti e baby sitter e gli altri collaboratori domestici. Per il datore di lavoro domestico il punto essenziale è distinguere tra: diritto all’assenza e corretta gestione del rapporto.

In caso di dubbi (soprattutto su convivenza, turni e sostituzioni), è sempre consigliabile verificare la situazione concreta prima di prendere decisioni affrettate.

Domande frequenti

❓ Dopo quanti giorni si può licenziare una badante assente?
Non esiste un numero fisso valido in ogni caso. Occorre valutare durata dell’assenza e mancanza di giustificazione.
❓ Serve il preavviso in caso di assenza ingiustificata?
Se si configura una giusta causa, il licenziamento può avvenire senza preavviso.
❓ Se la badante presenta un certificato medico dopo?
In presenza di giustificazione valida, la situazione cambia e va valutata con prudenza.
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Hai un caso concreto?
Nel lavoro domestico ogni situazione può avere particolarità specifiche. Valuta sempre con attenzione prima di assumere decisioni definitive.