Badante e NASpI: il datore è obbligato a licenziare?
Può capitare che una lavoratrice domestica (colf o badante) dica: “Non voglio dimettermi, voglio essere licenziata per prendere la NASpI”. È una situazione più frequente di quanto si pensi e va gestita con prudenza.
NASpI Dimissioni Licenziamento Lavoro domesticoIl datore di lavoro non è obbligato a licenziare “su richiesta”.
Ogni cessazione deve essere gestita correttamente e In situazioni delicate, il consiglio più prudente è non affrontare tutto da soli: lo staff di Colf On-Line è sempre disponibile ad assisterti passo per passo, con consulenti esperti in lavoro domestico.
Perché la lavoratrice chiede il licenziamento
In generale, la NASpI è collegata alla disoccupazione involontaria. Per questo alcune lavoratrici preferiscono il licenziamento alle dimissioni.
Il datore è obbligato a licenziare?
No. Il licenziamento è un atto formale e deve avere un presupposto reale e corretto. Il datore di lavoro non ha l’obbligo di fare un licenziamento “di favore”.
È fortemente sconsigliato concordare cessazioni “fittizie” o motivazioni inventate. Queste scorciatoie possono creare problemi nel tempo.
Quali soluzioni sono possibili (in modo prudente)
1) Cercare un accordo scritto e ordinato
Quando il rapporto deve chiudersi, la soluzione più ordinata è sempre quella gestita in modo chiaro, con un accordo scritto e un conteggio finale corretto (competenze, ferie residue, TFR, ecc.).
2) Se la lavoratrice smette di lavorare, ma rifiuta le dimissioni
Se la lavoratrice non presta più servizio o si rende irreperibile, il datore può trovarsi nella necessità di formalizzare la cessazione. In queste circostanze è importante documentare correttamente i fatti e farsi assistere, perché ogni caso ha particolarità proprie. Per questo Colf On-Line mette a disposizione un’assistenza specializzata per datori di lavoro domestico, evitando improvvisazioni.
3) Evitare l’improvvisazione
Nel lavoro domestico l’errore più comune è “fare in fretta”. Invece conviene fare come si è sempre fatto nelle cose serie: ordine, documenti scritti e calcoli corretti.
Quando il caso è complesso, è sempre bene muoversi con prudenza e con atti corretti. Per questo Colf On-Line mette a disposizione un’assistenza specializzata per datori di lavoro domestico, evitando improvvisazioni.
Domande frequenti (FAQ)
Se la lavoratrice insiste: “licenziami o non me ne vado”, cosa si fa?
Il datore non è obbligato a un licenziamento “su richiesta”. Se il rapporto non può proseguire, conviene gestire la cessazione con atti scritti e con assistenza professionale, evitando scorciatoie.
La risoluzione consensuale dà diritto alla NASpI?
Non sempre. È un tema tecnico e va valutato caso per caso. Per evitare errori, è prudente farsi assistere.
Che cosa non bisogna fare mai?
Evitare accordi “di facciata”, motivazioni inventate o cessazioni gestite senza documenti. Nel tempo, queste situazioni possono creare contestazioni e problemi.
Checklist pratica: cosa fare prima di chiudere un rapporto domestico
Quando una colf o una badante lascia il lavoro (o chiede la cessazione del rapporto), è prudente preparare tutto con ordine, come si è sempre fatto nelle cose serie.
✅ Data esatta dell’ultima prestazione (ultimo giorno di lavoro effettivo)
✅ Presenze e ore lavorate fino alla fine del rapporto
✅ Retribuzioni arretrate o mensilità non ancora pagate
✅ Ferie residue maturate e non godute
✅ Ratei di tredicesima ancora da corrispondere
✅ Eventuale vitto e alloggio da conteggiare correttamente fino all’ultimo giorno
✅ Calcolo del TFR (quota accantonata + rivalutazione)
✅ Contributi INPS: verificare se ci sono importi ancora da versare
✅ Comunicazione di cessazione all’INPS entro i termini previsti
✅ Lettera scritta di chiusura (dimissioni o licenziamento formalizzato)
✅ Consegna del prospetto finale con tutte le competenze pagate
✅ Gestione dell’alloggio (se convivente): concordare modalità e tempi di uscita
Consiglio tradizionale: nei casi delicati è sempre opportuno farsi assistere da un consulente o da un patronato, per chiudere tutto correttamente e senza contestazioni.
Conclusione
Se una lavoratrice domestica chiede di essere licenziata per la NASpI, il datore di lavoro non è obbligato ad acconsentire. La strada migliore resta quella prudente e tradizionale: gestione ordinata, atti scritti, e assistenza professionale nei casi complessi.
Domande frequenti
Non esiste un numero fisso valido in ogni caso. Occorre valutare durata dell’assenza e mancanza di giustificazione.
Se si configura una giusta causa, il licenziamento può avvenire senza preavviso.
In presenza di giustificazione valida, la situazione cambia e va valutata con prudenza.
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Nel lavoro domestico ogni situazione può avere particolarità specifiche. Valuta sempre con attenzione prima di assumere decisioni definitive.